Metabasis N. 31
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Renzo Dionigi, Claudia Storti, Magistri Comacini. Storie antistorie misteri e leggende 1723-1962

Edizioni Cardano, 2007, pp.488, € 75

Claudio Bonvecchio

Quest’opera, dal titolo intrigante e fascinoso, è senza dubbio tanto avvincente quanto importante. Colma, infatti, un vuoto storico e interpretativo che, prendendo le mosse dal significato stesso del termine “Comacini” o “Commacini” - coincide con la zona geografica? deriva, come vuole Isidoro da machina? oppure allude all’etimo germanico di architetti e muratori? - s’interroga su questi misteriosi personaggi e sulle loro, non meno misteriose, forme associative. Ma vuole, soprattutto, dipanare la storia di un dibattito - storico e storiografico - che a partire dal settecento (e in primis da Ludovico Antonio Muratori) appassionerà gli studiosi e gli eruditi: sino a oggi. Li appassionerà perché è uno dei “punti caldi” della rivalutazione del Medioevo e delle sue fonti documentarie: un punto in cui la storia s’intreccia con l’arte e l’architettura. Ma anche perché allude alle origini della Libera Muratoria. Non è un caso infatti che la positio problematis dei Maestri Comacini sia avvenuta in stretto parallelismo temporale con la nascita - in Inghilterra, a Londra - della Libera Muratoria Universale e della sua prima Gran Loggia. Indagare sui Maestri Comacini equivaleva così, allora come oggi, a indagare sulle origini - certamente oscure - di un Ordine Iniziatico che ambiva far risalire le proprie origini all’operatività mistico-architettonica dei costruttori alto-medioevali di cattedrali e palazzi: quindi, ai Maestri Comacini. Di conseguenza, il rinato interesse per il lontano Medioevo veniva a interagire con il desiderio - talora conscio forse, più spesso, inconscio - di risolvere l’enigma delle origini della Muratoria: e, ovviamente, dei suoi veri o presunti segreti.

Date queste premesse, si potrebbe pensare che c’erano tutte le condizioni per costruire - più che un documentato saggio scientifico - un romanzo di sicuro successo. Così come ci sarebbero state tutte le condizioni per avanzare ipotesi disinvolte, facili suggestioni interpretative e altrettante, suggestive, conclusioni. Ma gli autori - Renzo Dionigi e Claudia Storti - si sono ben guardati dal cadere in queste vere e proprie tentazioni intellettuali: a cui altri autori, storicamente, non sono rimasti insensibili. Si sono piuttosto attenuti, con rigore e determinazione, al tema: che affrontano con la precisione millimetrica del chirurgo e con la puntualità documentaria dello storico del diritto. Ma anche con uno stile, alla lettura, tanto sobrio quanto piacevole. Il che incuriosisce il lettore e rende attraente un argomento - come quello dei Maestri Comacini - normalmente più consono a un dotto frequentatore di biblioteche o a un erudito di professione. Invece, aiutato da un piglio deciso e da una scrittura godibilissima, chi lo scorre è condotto in una lunga e avvincente carrellata, in cui le fonti normative e documentali, le controverse origini del romanico, le modalità lavorative e soprattutto i grandi protagonisti della storiografia comacina sono le architravi portanti di una metaforica, imponente, cattedrale del sapere. È una cattedrale il cui sfondo è dato - senza ombra di dubbio - dal rapporto (vero, pensato, immaginato o presunto) dei Maestri Comacini con la Libera Muratoria, mentre lo splendido ed esaustivo apparato iconografico svolge il ruolo di vetrate policrome. Nel testo, d’altronde, le riproduzioni fotografiche delle absidi, dei portali, dei dettagli di muri, colonne e capitelli si mescola con quelle dei frontespizi di libri, delle piante di cattedrali, di antiche xilografie, di incisioni e di ritratti degli storici che hanno partecipato - negli ultimi tre secoli - a questa vera e propria “avventura dello spirito”.

Impossibile è dar conto, nel dettaglio, delle moltissime e curatissime schede - sono, per la precisione, 64 autori, italiani e stranieri - in cui vengono riportate, unitamente alla biografia ragionata (e critica) di ciascuno, gli apporti più utili e le ipotesi più rilevanti avanzate sui Maestri Comacini. Ne risulta un variegato ventaglio di congetture da cui si potrebbe ricavare - trasversalmente - un compendio di storia dell’arte, di storia medioevale, delle fonti documentarie, del diritto medioevale, del gusto letterario, dell’iconografia, dei simboli: e perché no, delle idee. Oltre che, s’intende, dei Maestri Comacini.

Parimenti, non è possibile esaminare criticamente l’immenso materiale contenuto nell’opera: sarebbe necessario scrivere un libro nel libro. Il che, probabilmente, farebbe torto agli autori e ai lettori: perché, sicuramente, sarebbe meno coinvolgente. È il caso, invece, soffermarsi su almeno due questioni più generali - tra le tante, ma di particolare rilievo - che pone il testo. La prima riguarda il “chi erano i Maestri Comacini”, denominazione questa che - già presente nel celebre Editto di Rotari - scompare, per lo più, dai documenti: a partire dal IX secolo. La seconda si pone il problema del già ricordato rapporto tra i Maestri Comacini e la Libera Muratoria: ossia se i Maestri Comacini si possono considerare gli antenati dei moderni Massoni.

Per ciò che attiene alla prima questione, gli autori si limitano, giustamente, a una ragionata esposizione delle varie possibilità. I Maestri Comacini potrebbero essere degli artigiani romani in fuga, delle maestranze itineranti, gli eredi locali di una tradizione architettonica messa in crisi dai barbari invasori, gli innovatori geniali della loro arte o degli abili costruttori cortigiani. Queste e altre ipotesi si rincorrono nelle pagine degli autori, nonché nelle schede degli storici citati e che, proprio su questo enigma si sono scontrati. Un enigma che, in fondo, si propone - attraverso le vicende dei Maestri Comacini - di rischiarare quel misterioso periodo che segna il passaggio tra l’antico Impero Romano morente e la nuova realtà, sociale e politica: che stava prendendo forma. Giustamente, gli autori lasciano il campo aperto rispetto a impossibili risposte esaustiva. Pare solo di cogliere una giusta (e condivisa) simpatia, di fondo, per questi noti e meno noti Maestri che - chiunque fossero - hanno tenuto viva una fiaccola di cultura in un difficile momento di trapasso. Ma, soprattutto, hanno dimostrato - ad onta di sciocche, banali, pseudorazionalistiche e ideologiche critiche - che le luci del Medioevo ne superano, di gran lunga le ombre. E che le loro meravigliose costruzioni di pietre sono state la straordinaria testimonianza di una umanità in cui ancora, vita, natura e sacralità erano una cosa sola. Il che può servire come riflessione per il desolante panorama culturale, morale e spirituale dell’oggi.

Per ciò che attiene alla seconda questione, gli autori - nel riportare le fonti storiche di maggior rilievo - sembrano optare, prudentemente, per l’impossibilità di stabilire un rapporto di diretta continuità tra Maestri Comacini e Libera Muratoria. E hanno perfettamente ragione. Dal loro punto di vista, s’intende. Il fatto che questi antichi costruttori (più del basso che dell’alto Medioevo) si riunissero in logge, avessero gerarchie, costumanze religiose, leggi interne, segreti architettonici e sicuramente anche aspetti speculativi non basta - in mancanza di fonti specifiche - a istituire un ponte con la Massoneria moderna che è soltanto speculativa. Dove lo speculativo coincide con un progetto, esclusivamente esoterico, di perfezionamento interiore.

Piace però pensare - e qui Renzo Dionigi e Claudia Storti forse non concorderanno - che esista in effetti un ponte di collegamento: anche se non è storico. È, semmai, quel filo misterioso che collega, nell’inconscio individuale e collettivo, tutti coloro che in nome della spiritualità - qualunque essa sia - cercano di costruire un Tempio interiore in cui l’umano e il divino possano incontrarsi. È un Tempio costruito in pietra perché possa durane in eterno. Come eterno è il rapporto simbolico che unisce l’umano a quello che chiamiamo e che (forse) è il divino. In questo senso, i Maestri Comacini - che possedevano questa sensibilità simbolica e questa volontà edificatoria - sono i veri antenati dei Liberi Muratori e di tutti coloro che credono più nello Spirito che nella storia. Perché lo spirito vive nella, natura, nella vita, nelle coscienze e nelle pietre, la storia solamente nella carta.

In conclusione, è un libro tutto da leggere e da meditare: per gli spunti che fornisce, per le risposte che non vuole dare e per le meditazioni che costringe a porre in essere.

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