Metabasis N. 31
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M. Pellitteri, Mazinga nostalgia. Storia, valori e linguaggi della Goldrake-generation

Coniglio editore, Roma, 2008

Francesco Giacomantonio

Già qualche decennio fa, uno studioso di teoria sociale e intellettuale di notevole prestigio come Cornelius Castoriadis aveva insegnato che, per comprendere al meglio le società umane, accanto allo studio dei loro aspetti inerenti la politica, le strutture economiche, le istituzioni e la scienza e la conoscenza, è opportuno non dimenticare mai gli immaginari che a vario livello le attraversano.

In tale prospettiva, anche fenomeni all’apparenza più marginali come quelli legati agli svaghi assumono una certa importanza e, opportunamente analizzati, possono svelare molto. Tra questi fenomeni si possono ricordare i fumetti, gli eroi e, nell’ultima parte del XX secolo, i cartoni giapponesi, noti come anime.

Marco Pellitteri, in questo volume, ripubblicato in una terza edizione(la prima per Castelvecchi nel 1999, la seconda per King Comics   nel 2002), cerca di ricostruire la storia e il significato che gli anime hanno avuto per un’intera generazione, quella nata tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta del Novecento, ora adulta.

Generalmente, gli anime, pur avendo popolato e sotto molti aspetti colonizzato massicciamente l’immaginario infantile di questa generazione (l’autore parla appunto di una Goldrake-generation , dal nome del primo anime di grande successo), sono stati spesso pesantemente criticati dagli adulti e da diversi sistemi di esperti (o presunti tali) di pedagoghi, psicologi, giornalisti. L’autore di questo studio desidera, quindi, mostrare le motivazioni profonde che hanno determinato il successo di questi prodotti nei bambini e, d’altra parte, capire perché essi siano stati osteggiati dagli adulti. Il volume, denso e organizzato in diverse parti, in primo luogo permette, attraverso un confronto semplice ma attento, di pensare gli anime non come qualcosa in netto contrasto con la produzione d’intrattenimento per bambini e adolescenti, come quella di cui usufruirono le generazioni precedenti (miti, fiabe, favole, romanzi d’avventura e fumetti in primis ). In effetti, negli anime,sono presenti molti elementi in comune con quella tradizione: si pensi ad esempio all’ibridismo degli eroi, il fatto ciò di essere “ borderline, oscillante fra più mondi e/o stati esistenziali” (p. 39), o all’idea della crescita della personalità dei personaggi, o, comunque, agli scenari che li caratterizzano (esotico, urbano, storico, fantastico). La differenza tra l’immaginario che gli anime veicolano e quelli delle generazioni precedenti, sta nel fatto che mentre gli eroi del passato erano numericamente esigui, quelli degli anime sono stati moltissimi e ciascuno di essi portatore di “un uragano di nomi, immagini, personaggi, (...) multiorganico” (p. 27).

Pellitteri procede, quindi, nel delineare le varie categorie di personaggi che hanno popolato l’immaginario delle generazioni passate, dal Corsaro Nero a Sandokan, da Biancaneve e Cenerentola agli eroi Marvel (Uomo Ragno, Hulk, ecc.), da Tarzan a Nick Carter, da Gatto Silvestro a Tom e Jerry, da Topolino ai personaggi di Hanna e Barbera, da   Frankenstein a Braccio di Ferro, da Valentina a Diabolik (e l’elenco potrebbe continuare), evidenziando modelli narrativi, linguaggi e forme di fascinazione, così giungendo a ipotizzare   che la Goldrake generation , ossia la generazione che dalle metà degli anni Settanta ha seguito gli anime ,   “ha vissuto e vive i suoi eroi spesso in conflitto generazionale non tanto con gli eroi dei padri, quanto con i genitori in carne e ossa e, per estensione, con la generalizzata diffidenza verso tutto ciò che arrivi dal Giappone” (p. 147), paese lontano e guardato con sospetto culturale rispetto agli assetti ideologici occidentali.

Sulla base di queste premesse, le restanti parti del volume sviluppano dapprima un’analisi critica dei generi di anime , e poi presentano una rassegna dei principali anime , in apposite e accurate schede con dati, trame e riferimenti, tali da suscitare davvero negli appassionati del genere, una sorta di nostalgia di tipo proustiano. Trovano qui spazio interessanti valutazioni socioculturali su Remì, Goldrake, Uomo Tigre, Candy Candy, Lamù, Lady Oscar, Holly e Benji, Creamy, Capitan Harlock, Conan, solo per citare i principali esponenti di generi molto diversi, e specificamente trattatati in singoli paragrafi, come feuilleton , sportivo, magico, fantascientifico, robotico, ecc. Pur nella loro diversità questi anime sono accomunati dal design dell’aspetto tipico dei tipi di personaggi (buoni, cattivi, caricaturali) dalla connotazione spazio-temporale che spesso fa uso di flash-back e metafore visive, dall’uso del suono e delle musiche di sottofondo specifiche per le particolari fasi della storia (momenti introspettivi, bellici, di difficoltà, di ilarità, ecc.). In queste pagine vengono inoltre approfonditi gli aspetti legati alla commercializzazione di tali prodotti tramite giocattoli e non solo, e anche le problematiche di censura, spesso discutibili e altamente arbitrarie, cui gli anime sono stati sottoposti (si pensi alle critiche rivolte in tempi diversi a Goldrake, Ken il Guerriero e Sailor Moon).

Il lettore così, attraverso riferimenti puntuali e chiari, può apprezzare attraverso quali elementi gli anime abbiano, in definitiva, modificato “le modalità appercettive delle nuove generazioni” (p. 300), esercitandole a linguaggi multilineari, ipertestuali, plurisequenziali. Si tratta di trasformazioni sociologiche non di poco conto, che sarebbe ingenuo trattare con superficialità, ghettizzando, come molti adulti, non di rado, hanno fatto, l’immaginario della Goldrake-generation.

L’invito al confronto e alla contestualizzazione, scaturente dalla lettura del ricco lavoro di mappatura e analisi degli anime, svolto da Pellitteri, appare pertanto non solo il frutto di un buon uso delle categorie della sociologia dei processi culturali e di un’attenta sensibilità a non cadere in deprimenti forme di etnocentrismo, ma anche una più generale proposta di buon senso che si affaccia sulle lande troppe volte disincantate o presuntuose delle società tardo moderne.

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